Parmigiana light

Viste le mie ultime vicissitudini che ancora per qualche giorno mi costringono ad evitare i lattici, ieri sera mi sono trovata a dover decidere cosa fare con quelle 2000000 mozzarelle che avevo acquistato in offerta al Carrefour e di cui la scadenza si stava avvicinando inesorabilmente. Così, con lo stomaco che borbottatava, mi sono decisa a fare la parmigiana al Trattore, che ha ringraziato leccandosi i baffi. Come sapete le melanzane andrebbero fritte, ma mi sembrava un attentato alla prova costume e ho preferito grigliarle. NB: nella parmigiana ci andrebbe il parmigiano, lo dice pure il nome, ma il Trattore è un emiliano anomalo e alla sola vista del suddetto formaggio è colto da spasmi e conati, motivo per il quale in questa parmigiana non troverete traccia di parmigiano. Ovviamente siete liberissimi di aggiungerne in quantità industriale, potessi lo farei anch’io.

INGREDIENTI:

2 melanzane grosse (molto grosse, altrimenti 3 medio-piccole)

2 mozzarelle

720 ml di passata di pomodoro

pangrattato

origano

sale, olio

Lavate le melanzane e tagliatele a fette abbastanza sottili, a occhio direi mezzo centimentro. Mettetele su dello scottex con del sale per una ventina di minuti per far uscire tutta l’acqua e poi grigliatele, o cuocetele ai ferri, insomma ci siamo capiti. Rivestite una pirofila con la carta da forno e proprio sopra quest’ultima, prima di iniziare a comporre la parmigiana, mettete un po’ di pangrattato. Così facendo se durante la cottura dovesse uscire troppa acqua il pangrattato lo assorbirà. Fate uno strato di melanzane e sopra di questo stendete la passata di pomodoro, la mozzarella a tocchetti, origano e sale. E così via, ricominciate con melanzane, pomodoro, origano e sale. Più strati riuscite a fare più goloso sarà il risultato. Ovviamente nell’ultimo strato di pomodoro e mozzarella ci andrebbe anche una supermega spruzzata di parmigiano, voi che potete, mettetecelo. Mettete in forno a 180 gradi finchè la mozzarella si è ben fusa e aspettate qualche minuto prima di addentarla, pena l’ustione di tutto il cavo orale.

 

 

 

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